Storytelling, favole per bambini che non rispettano l’intelligenza altrui.

Vi racconto una storia

Anni fa abitavo a San Zenone al Lambro e mi recavo a lavoro con il treno e la metropolitana di milano.
Ogni due stagioni cambiavano l’orario dei treni (perché??) ed i pullman non erano più sincronizzati con essi.
Spesso trovavo ragazzi e ragazze, ma anche padri e madri, che in mancanza del pullman ritornavano a casa sconsolati ed a piedi.
La strada che va verso la stazione non era pedonale e non c’è una ciclabile completa.
Queste persone affrontavano un possibile pericolo perché i servizi “pubblici” non lavora per loro.

Armato dal mio solito senso civico avevo preparato un bel foglio Excel che riportava gli orari dei treni, un margine di 10 minuti ed infine il calcolo dell’orario che doveva avere il bus e l’avevo inviato prontamente all’amministrazione.
Da allora tutto è cambiato…

Mi sono trasferito e vivo con la metropolitana vicino casa… ed i problemi sono altri.

In questa storia trovate gli spunti che volete ma:

  • non c’è nulla di digitale in questa storia. (Excel è strumento che ormai deve essere parte integrante di una vita civile)
  • anche la buona volontà e la logica si scontra con i poteri e le posizioni.
  • i contratti di servizio pubblico sono fatti con il sedere.
  • la buona volontà spesso viene vista come “rottura di scatole”.
  • il pubblico non è a servizio del pubblico.

Detto questo… a parte in una canzone, in una poesia o in altre forme d’arte, posso solo dire che lo storytelling è una cagata pazzesca!
Tratta il proprio pubblico come bambini e non ha rispetto per l’intelligenza.
Quindi quando qualcuno vi racconta una storia state bene attenti perché vi vuole vendere qualcosa, la sua immagine, un oggetto, una posizione, un voto o qualsiasi altra cosa che serve al narratore.